pagina di Nuova Tèchne di Paolo Albani

Paolo Albani
AMERICO SCARLATTI,
UN ENCICLOPEDISTA
"DILETTEVOLE"
 




    Dietro il personaggio di cui ci occupiamo, si celano due personalità, un po’ come succede a quel personaggio di Robert Luis Stevenson, il dottor Jekyll, che soffre di sdoppiamento psicologico. Il nostro personaggio soffre dello stesso sdoppiamento, ma in tempi storicamente distanziati. Da giovane, è una testa scapigliata, bollente, vulcanica, intimamente ribelle a ogni ordine prestabilito, frequentatore dei «rompicolli più emeriti», di anarchici bohémien. Fonda e dirige, lasciandoli morire nel giro di poco tempo, giornali che hanno una caratteristica in comune: sono «tutti maccheronici e bizzarri». Poi la svolta, la seconda incarnazione, diventa bibliotecario, passa le giornate cercando, frugando, raccogliendo aneddoti storici, letterari, notizie curiose, che cataloga e deposita in un proprio personale archivio.
    È questa la descrizione che, in breve, traccia Federico Garlanda (1857-1913), direttore  della «Minerva», la «Rivista delle riviste»,
dove il nostro personaggio scrive, oltre che suo editore con la Società editrice laziale (Rip [così si firma Garlanda], Prefazione, a Americo Scarlatti, Et ab hic et ab hoc, Società Editrice Laziale, Roma 1900, pp. III-VIII).
    Il personaggio in questione
è Americo Scarlatti (pseudonimo di Carlo Mascaretti, quasi il suo anagramma, manca una “i” per essere perfetto). In foto, con il pizzetto e il cappello bianco, Scarlatti ricorda la fisionomia del mitico cacciatore Buffalo Bill, immortalato nel ritratto di Rosa Bonheur, come osserva Rolando Jotti ne Il collezionista dei nonsense. Dopo cinquant’anni torna la famosa antologia «Et ab hic et ab hoc» di Scarlatti, («Tuttolibri-La Stampa», 20 febbraio 1988). Jotti si riferisce al quadro della pittrice francese Rosa Bonheur (1822-1899) intitolato Col. William F. Cody (Buffalo Bill) del 1899, un olio su tela 46,9cm x 38,7cm).




Col. William F. Cody (Buffalo Bill), 1899
di Rosa Bonheur
olio su tela 46,9cm x 38,7cm


William Frederick Cody
(Buffalo Bill) (1846-1917)

   
Scarlatti è bibliotecario, scrittore e giornalista, una straordinaria figura di erudito “dilettevole”, come lo chiama Alfredo Giuliani in Quando talor frattanto forse sebben così... («la Repubblica», 13 marzo 1988), eccentrico enciclopedista poco noto al di fuori della cerchia ristretta degli specialisti, raccoglitore di bizzarre curiosità di ogni genere.

    Nato a Pianello Val Tidone (Piacenza) il 27 gennaio 1855, da una nobile famiglia piacentina, Scarlatti studia a Roma, dove si laurea come avvocato. Spirito ribelle fonda alcune battagliere riviste che hanno alterne fortune, tra queste «Spartaco. Artistico Letterario» (1878), sul quale scrive anche il cugino e amico Luigi Illica (1857-1919), commediografo e librettista; «Merlin Coccaio» (1881); «Cica, cica… Politico umoristico settimanale» (1884).
    Dopo vari viaggi in Italia e all’estero, si dedica al giornalismo collaborando a giornali e riviste come «Il caffè», «Natura e arte», «Ars et labor» e la «Nuova Antologia».
    Nel 1881, in occasione della romana Esposizione Nazionale di Belle Arti, compila la Guida ufficiale della manifestazione e accompagna i forestieri in visita alla Capitale.
    Dall’aprile 1879 presta servizio a titolo gratuito come alunno alla Biblioteca Braidense di Milano, passando nell’ottobre dello stesso anno alla Nazionale di Torino, ma lascia poi il servizio nel luglio 1882. Intraprende un nuovo periodo di alunnato alla Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II di Roma dal 1º gennaio 1889 (iniziando forse già alla fine dell’anno precedente) e entra in ruolo dal 13 febbraio 1890, a seguito del prescritto esame di abilitazione, come sottobibliotecario di 4ª classe. Nel 1893 ottiene l’incarico di responsabile dell’Ufficio diritto di stampa, poi nei primi anni del Novecento è responsabile degli acquisti e in seguito assistente alla Sala riservata. Nel maggio 1893 consegue anche l’abilitazione all’ufficio di bibliotecario. Nel giugno 1911 è promosso effettivamente al grado di bibliotecario, raggiungendo la 4ª classe nell’agosto 1917. Con il 1º gennaio 1924, su sua domanda, è collocato a riposo (per alcuni riferimenti alla biografia di Scarlatti si veda la scheda di Simonetta Buttò (1957), bibliotecaria, scritta nel Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo, per conto dell
AIB, Associazione italiana biblioteche; il link alla scheda della Buttò si trova fra i Collegamenti esterni della voce Wikipedia dedicata a Carlo Mascaretti).
    Durante il suo lavoro di bibliotecario scheda da libri e riviste tutte le stranezze letterarie, i bisticci, i nonsensi, le poesie parodistiche, i giochi retorici di cui è appassionato. Con un altro pseudonimo, Neo Ginesio, pubblica, fra le altre cose, Erotica. Canzoniere arci-stecchettiano (1880), parodia del maestro delle parodie Olindo Stecchetti, e Sugli amori degli uomini di Paolo Mantegazza: pornologio (1886).
    Scarlatti scrive versi (fra cui Referendum di una musa, Paravia, Torino 1902), novelle e un romanzo ambientato nell’antico Egitto: Il tesoro inviolabile. Romanzo storico egiziano dell’epoca dei faraoni (Cosmopolis, Torino 1927).
    È stato socio della Società bibliografica italiana dal 1897 fino almeno al 1911 e nell’agosto 1900 ha preso parte al «Congrès international des bibliothécaires», svoltosi a Parigi.
    Per anni Scarlatti tiene una rubrica intitolata Mirabilia sulla rivista «Ars et Labor» della Casa Ricordi di Milano. Collabora alla «Rassegna settimanale» e alla quindicinale «Minerva», la “rivista delle riviste” diretta da Garlanda. È lo stesso Garlanda a esortarlo a raccogliere in volume le stranezze e le bizzarrie che va pubblicando nella rubrica con il buffo titolo maccheronico Et ab hic et ab hoc (dal latino: «e da qui e da questo»), principalmente sulle riviste «Rassegna settimanale» e «Minerva».
    Alla fine di volumi ne pubblica quindici, dal 1900, anno in cui esce per i tipi della Società Editrice Laziale di Roma, fondata dallo stesso Garlanda, con il titolo Et ab hic et ab hoc, una prima serie di 422 pagine.




    Nel 1904 [?] esce una seconda serie, con lo stesso titolo e lo stesso editore, per 366 pagine complessive. Entrambe hanno un enorme successo.




    Dal 1915 al 1934 escono per i tipi dell’Unione Tip.-Editrice Torinese (UTET) 12 volumi  dell’«enciclopedia aneddotica» di Scarlatti (più di 3.000 pagine), assemblati dopo la sua morte, avvenuta a Roma il 22 maggio del 1928, grazie all’intervento amoroso e competente della nipote Pierina Osti, che già ha aiutato «l’amatissimo» zio nel suo lavoro (Pierina Osti, Prefazione, a … et ab hic et ab hoc. 9. Malattie del linguaggio, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino 1930, pp. III-V).
    I volumi sono:

        1) Amenità letterarie (1915);
        2) Il castello dei sogni (1918);
        3) Corpuscolum inscriptionum (1920);
        4) Altre iscrizioni eclettiche (1921);
        5) Iscrizioni di edifici (1922);
        6) Curiosità storiche (1925);
        7) Curiosità del commercio e della vita (1927);
        8) Mondo femminile ignoto (1928);
        9) Le malattie del linguaggio (1930);
        10) Nomi, cognomi e soprannomi (1931);
        11) Curiosità bibliografiche (1932);
        12) Curiosità artistiche (1934).
   




   
    C’è poi il poco conosciuto Intermezzo di vaticinii, uscito nel 1919, sempre per i tipi dell’UTET, intestato … et ab hic et ab hoc, ma senza numerazione, che contiene alcune poesie di Scarlatti.

    In queste pagine Scarlatti fonde la sua sterminata e dilettevole erudizione con il gusto quasi patafisico per le perversioni verbali (è sempre Giuliani a chiamare in causa la Patafisica, scienza delle soluzioni immaginarie inventata da Alfred Jarry), il tutto condito con gli effetti comici e stravaganti degli artifici linguistici.
  Sono testi che
- come scrive lo stesso Scarlatti nell'introduzione a ... et ab hic et ab hoc. 3. Corpusculum inscriptionum (Utet, Torino 1920, pp. XI-XXXIX), dedicato alla moglie Lena Mulzone-Mascaretti, a proposito del libro sulle iscrizioni, avanzando un concetto estendibile a tutta la sua opera - si nutrono di «sapienza ed anche, come appunto avviene nelle grandi biblioteche, di corbellerie».
    Gli argomenti trattati sono i più vari e saporiti: amenità letterarie (letteratura senza senso; bisticci; scioglilingua; i «punticci», neologismo coniato da Scarlatti per la parola francese calembour o quello inglese pun; le traduzioni maccheroniche; ecc.); l’elisir di lunga vita; le iscrizioni bizzarre; le coincidenze misteriose; le mutande femminili; i nomi e i soprannomi strani; le curiosità bibliografiche e quelle artistiche; le distrazioni fenomenali; burle, trucchi e mistificazioni; i nasi; i matrimoni singolari; gli schiaffi celebri; gli spropositi (Scarlatti ipotizza la nascita di una nuova scienza: la spropositologia); le fobie; le notizie false; a che cosa può servire la pelle umana; le aberrazioni dell’idea del tempo; rivoluzioni per ridere; i testamenti bizzarri; il dentiscalpio (ovvero lo stuzzicadenti, dal latino «dentiscalpium», tema che ha un legame con Alfred Jarry, padre della Patafisica, che in punto di morte chiese uno stuzzicadenti; in una «Bustina di Minerva» del 1993, intitolata Un trattato degli stuzzicadenti, Umberto Eco si rammarica di non possedere il libro di Andrieu, Dello stuzzicadenti e dei suoi inconvenienti, 1869; il titolo esatto è: E. Andrieu, Du cure-dent et de ses inconvénients, Alexandre Coccoz, Libraire-Éditeur, Paris 1869; si veda Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani, Milano 1999, pp. 245-246); ecc.




      (Per vedere tutto il piano dellopera degli Et ab hic et ab hoc di Americo Scarlatti, con gli indici di tutti i libri di Scarlatti intitolati Et ab hic et ab hoc, cliccate qui; per lelenco in ordine alfabetico dei temi trattati solo negli Et ab hic et ab hoc cliccate qui).
    In quel periodo altri colleghi bibliotecari di Scarlatti producono opere simili, ma più circoscritte e settoriali, come Olindo Guerrini (1845-1916, noto con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti) con la sua Bibliografia per ridere (A. Sommaruga e C., Roma 1883; l’editore Angelo Sommaruga (1857-1941) pubblica nel 1884 I mattoidi al primo concorso pel monumento in Roma a Vittorio Emanuele II di Carlo Dossi), dove Guerrini cita i nomi di molti autori, giornalisti e artisti a lui contemporanei, mettendo accanto i titoli o alcuni dei titoli delle opere di loro antichi omonimi, creando, per il gusto di confondere le carte, ravvicinamenti ingegnosi, ridicoli o inaspettati, e Giuseppe Fumagalli (1863-1939), autore, fra l’altro, di Chi l’ha detto? Tesoro di citazioni italiane e straniere, di origine letteraria e storica (U. Hoepli, Milano 1934). Nel 2007 ho curato e prefato il libro di Giuseppe Fumagalli e Leo S. Olschki, Biblioteche immaginarie e roghi di libri (Palladino Editore, Campobasso). Il testo di Fumagalli, Delle biblioteche immaginarie e dei libri che non esistono (pp. 33-74), è una plaquette introvabile, «rarissima» come sottolinea la figlia Paola nella nota introduttiva alla ristampa, che pure nella sua brevità e nella levità dell’occasione che lo ha suscitato, testimonia della sapiente e appassionata erudizione del Fumagalli in materia di libri. Dedicato alla moglie Lina «nata Sajni» in ricordo del giorno delle loro nozze, l
opuscolo esce nel 1892, in soli 60 esemplari, presso la tipografia Lombardi di Milano; in parte già comparso sul «Giornale della Libreria» di quello stesso anno (n. 27, 28, 31 rispettivamente del 3, 10, 31 luglio, p. 263, 274 e 302), viene ristampato nel 1963, in 150 copie numerate, a cura della figlia Paola Moroni Fumagalli, in occasione del centenario della nascita del padre.
    Nel 1918, esce presso la UTET un Prospetto bibliografico degli Et ab hic et ab hoc con l
indicazione ragionata dei volumi che Scarlatti si propone di pubblicare (non tutti usciranno).




    Nel Prospetto si parla, ad esempio, di un volume (XIII) intitolato Bios, che comprende curiosità biologiche, biografiche collettive e individuali (in quest’ultime Scarlatti vuole dimostrare l’italianità di Giovanna d’Arco); un altro (XIV) intitolato Sui confini della pazzia, dove intende trattare i gesti inutili, cioè i tic, e i gesti simbolici; le scommesse stravaganti; le candidature eccentriche; la vanità dei musicisti; ecc.; e un altro ancora (XVIII) intitolato Mirabilia, dove passare in rassegna le concezioni più stravaganti relative alla zoologia, alla botanica, alla mineralogia, ecc., come insegnate negli scorsi secoli sui libri e nelle scuole; fino al volume (XXIV) intitolato … et de quibusdam aliis (… e su alcuni altri), una miscellanea di scritti relativi a curiosità di vario genere che non hanno trovato posto in nessuno dei volumi precedenti.
    L
opuscolo si conclude con queste considerazioni, che fanno venire i brividi là dove si dice che gli argomenti di varia e amena erudizione finora trattati da Scarlatti, compresi quelli per vari motivi esclusi dalla collezione Et ab hic et ab hoc, sono più di seicento:

    «Tutti coloro i quali in segno di aver trasmesso ad altri il presente prospetto bibliografico invieranno ad Americo Scarlatti (presso la succursale Romana della U.T.E.T., Via Ulpiano, I, Roma) il proprio indirizzo, e basta a tale scopo il semplice biglietto di visita, riceveranno gratis, non appena le spese di stampa e il prezzo della carta sieno ridivenuti meno inaccessibili, un elenco in ordine alfabetico di materia, con le relative indicazioni bibliografiche, dei seicento e più argomenti di varia e amena erudizione finora da lui trattati, compresi quelli per vari motivi esclusi dalla collezione Et ab hic et ab hoc.
    L’Autore infine desidera sia ben noto che la vasta opera qui sommariamente descritta, ben lungi dall’avere assorbito la sua maggiore attività, fu invece intieramente da lui compiuta nelle poche ore quotidiane che ebbe libere da imprescindibili doveri, e che, anzi, il maggior pregio di essa sarà quello appunto di rimanere documento degli enormi risultati che chiunque può raggiungere mediante un lavoro metodico, al quale sia applicato l’antico utilissimo precetto del nulla dies sine linea. È impossibile, a chi non ne abbia esperienza propria, immaginare quale immenso cumulo di sapere o di ricchezza si possa mettere insieme col trascorrere dei giorni, delle settimane, dei mesi, degli anni e dei decenni, mediante un lavoro qualsiasi, purchè diretto sempre allo stesso scopo, anche per pochi minuti ogni giorno. Un esempio addirittura formidabile e molto ammaestrativo per tutti è offerto a pag. [cifra illeggibile, perché corretta a mano] del libro: Il Castello dei Sogni. Ma pochi, purtroppo, sapranno trarne profitto!

OMNIBUS NON OMNIBUS!»
   
    Questo per ribadire dell’incredibile vastità degli interessi coltivati da Scarlatti, del suo metodo di lavoro, della passione che lo animarono nella raccolta degli aneddoti che collezionò nel tempo, tutte doti che ne fanno una figura unica e impareggiabile nel panorama degli estensori di “enciclopedie bizzarre”.

    Forse per questo ci sentiamo di condividere l’auspicio formulato da Rolando Jotti:

«Quanto agli altri volumi della serie [cioè oltre alle Amenità letterarie, curato da Almansi, ndr], non sappiamo se rientrino nei programmi della risorta casa Salani, rinomata un tempo per l’edizione di romanzi popolari. Sarebbe però un peccato privare i lettori di altre letture dilettevoli e intelligenti» (Rolando Jotti, Il collezionista dei nonsense, cit.).
 
    In conclusione, per offrire un piccolo tratto della personalità scherzosa del nostro personaggio, mi piace riportare questa poesiola di Scarlatti, pubblicata in
Referendum di una musa. Saggio di quattordici volumi di versi (ditta G.B. Paravia e C. edit., Torino 1902):

Sulla vetta di un monte eccelso e fiero
Satan portommi e dissemi: “Se vuoi,
Di quanto vedi ti darò l’impero...”
Strinsi le spalle e gli risposi: “E poi?”

Ed ei stupito: “Brami del pensiero
La gloria, o un nome fra i più grandi eroi,
O nel campo dell’Arte esser primiero?”
Lo guardai fisso ripetendo: “E poi?”

Allor Satana irato urlò: “Perdio,
Dunque fama non c’è tanto gloriosa
Da soddisfar la tua superbia?…” Ed io:

“Lasciami quale son così meschino
E, se ci tieni a far di me qualcosa,
O buon Satana, deh! fammi un cretino!”






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