pagina di Nuova Tèchne
di Paolo Albani

LE RISTAMPE
DI ET AB HIC ET AB HOC
DI AMERICO SCARLATTI



Nel 1988 presso l'editore Salani di Firenze esce la ristampa del primo volume degli Et ab hic et ab hoc di Americo Scarlatti, dedicato alle "amenità letterarie", uscito in origine, in una versione ridotta, nella prima serie degli Et ab hic et ab hoc, edita nel 1900 dalla Società Editrice Laziale di Roma, di cui costituisce la Parte I, e successivamente come singolo volume nel 1915, intitolato Amenità letterarie, per i tipi della casa editrice U.T.E.T. di Torino.








    La ristampa del 1988, basata su un'edizione del 1918 (la prima edizione è del 1915, come fa notare Giampaolo Dossena nella voce dedicata allo Scarlatti nella sua Enciclopedia dei giochi, Utet 1999), ha una prefazione dell'anglista e scrittore Guido Almansi (1931-2001).
    Almansi mette in risalto il grande amore per le sciocchezze di Scarlatti, "un po' alla maniera del nostro Giampaolo Dossena" (autore per altro di una Enciclopedia dei giochi in tre volumi, pubblicata nel 1999 dall'UTET, la stessa casa editrice di Scarlatti), la sua passione morbosa per ogni fenomeno linguistico-letterario eccentrico: dagli sciolingua alla grande improvvisazione poetica italiana; dai sonetti monosillabici alle parodie del Pater noster; dalla onomatopea al teatro laconico, formato da tragedie in un verso per atto, che anticipano le Tragedie in due battute di Achille Campanile; dalle poesie senza senso ai bisticci e i calembours o puns, a cui Scarlatti ha tentato invano di imporre il neologismo italiano"punticci".
    Nel saggio che apre le Amenità letterarie, Scarlatti si occupa de La letteratura senza senso (ci ritorna anche nel secondo saggio intitolato Altra letteratura senza senso). Qui precisa che intende parlare di quella letteratura divertente che non ha senso, "proprio perché l'autore non vuole o non si cura di dargliene uno", il che significa che non intende parlare delle "opere insensate dei semi-idioti o dei mattoidi". È interessante notare che Scarlatti usa il termine "mattoide", coniato da Cesare Lombroso (1835-1909) per indicare quegli individui considerati come un anello di congiunzione tra il genio, il criminale e il folle, e ripreso anche da Carlo Dossi in I mattoidi al primo concorso pel monumento in Roma a Vittorio Emanuele II (Sommaruga 1884; per i mattoidi italiani si veda il mio I mattoidi italiani, Quodlibet 2012).

    Nel dicembre 2015 esce per i tipi de La Vita Felice di Milano, nella collana Liberilibri diretta da Pino Di Bianco, Curiosità bibliografiche, della bibliofilia, della bibliolitia e altre malattie, che riproduce il volume 11 della serie degli Et ab hic et ab hoc, intitolato Curiosità bibliografiche, uscito nel 1932 per i tipi della casa editrice U.T.E.T. di Torino.
    La ristampa è a cura di Matteo Noja. Lo stesso Noja ha curato un libro di Giuseppe Fumagalli, Aneddoti bibliografici (La Vita Felice 2019), in cui Fumagalli cita, fra gli altri, Americo Scarlatti, in modo particolare il volume III: Corpusculum inscriptionum, e  i capitoli dedicati alle "iscrizioni librarie" (pp. 70-71). 






    In una comunicazione personale (una mail del 20 agosto 2023), Hans Tuzzi (1952), pseudonimo di Adriano Bon, scrittore e saggista, mi scrive:

[...] Naturalmente nella biblioteca di lavoro in Bonnard [ovvero le Edizioni Sylvestre Bonnard, casa editrice con sede a Milano, fondata nel 1995 da Vittorio Di Giuro, decano dell'editoria italiana, e Luca Formenton, presidente del gruppo Il Saggiatore; le edizioni Sylvestre Bonnard oggi non esistono più; ndc] avevamo, del Mascaretti, oltre all'opera sua più nota, tre delle quattro Curiosità: artistiche, bibliografiche (ovvio) e storiche.




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