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Ada De Pirro
GIORGIO MANGANELLI E GASTONE NOVELLI.
PAROLE ALLE IMMAGINI E IMMAGINI ALLE PAROLE.


6. HILAROTRAGOEDIA. I DISEGNI DI NOVELLI


Ne Il reale gioco dell'oca del '65, al centro, dentro uno schema del gioco dell'oca c'è scritto: A GIORGIO MANGANELLI IN OMAGGIO A HILAROTRAGOEDIA.



Il reale gioco dell’oca, 1965
tecnica mista su carta, cm. 62x96. Courtesy Archivio Novelli.


In questo disegno
Novelli associa il gioco da tavolo alla sua amicizia con Manganelli, dedicandolo allo scrittore e alla sua opera Hilarotragoedia che aveva da poco 'illustrato'. L'opera inizia in alto a sinistra con Onore a costui, al più dappoco, il più frivolo, il più perdigiorno dei suicidi, e più sotto ora lento si libera dita divergenti medita e lavora la propria fine. Ade libidine indugiata al suicidio... Al centro del disegno campeggia una grande freccia con scritto il reale gioco dell'oca che finisce nel mezzo di uno schema del gioco, a forma di spirale suddivisa in caselle e con la dedica. Qui e lì sul foglio alcune scritte come di consueto sono intercalate a figure e, in basso dopo i riferimenti all'opera del suo amico scrittore, Novelli accenna al gioco scrivendo nuovi giochi ogni colore si muove e para sei volte per attingere nel centro prima mossa il giallo perde attacco rosa il giallo vince talpone.

            Tutto il disegno vuole essere letto come un percorso, così come molte opere di Novelli, e così non sembra casuale la scelta del riferimento al gioco dell'oca anche per il suo significato simbolico legato al mondo dei vivi come a quello dei morti: Hilarotragoedia è la narrazione di un percorso 'discenditivo' verso l'Ade che accompagna l'uomo in tutta la sua la vita. L'artista crea così un'intelligente equivalenza tra i due percorsi, operando ancora una volta una sintesi culturale di straordinaria efficacia.

            Novelli possedeva due copie della prima edizione del libro, ora conservate presso l’Archivio Novelli di Roma e l’Archivio Michielin di Treviso, dove c'è anche la prima edizione de La letteratura come menzogna, con la dedica: «Giorgio → Gastone, aprile 1967». Nel '64, lo stesso anno dell'uscita del libro, esegue ventiquattro disegni a tecnica mista ispirandosi all'opera (46). L'anno successivo le opere saranno esposte alla mostra presso la Galleria Il Segno di Roma con la presentazione dello scrittore.

          Al Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia sono conservate le cinque stesure dattiloscritte (oltre a fogli ancora da sistemare) della prima opera pubblicata da Manganelli. Queste documentano la lunga gestazione del libro che va dal dicembre ‘60 a maggio ‘64, data della pubblicazione. Le varie stesure sono una rielaborazione molto accurata della prima, scritta di getto in soli quaranta giorni. Tra le carte è conservato un piccolo quaderno di appunti a righe e con la spirale, di 60 pagine, dove tra il 14 dicembre 1960 e l'11 gennaio 1961 (date scritte dall’autore), lo scrittore ha annotato numerosi appunti e grafici che riconducono alla elaborazione del testo. Questi appunti nacquero su suggerimento di Ernst Bernhard (47).

        Come dimostrato da Bricchi nella sua approfondita analisi dei materiali a disposizione (48), il quadernetto è stato iniziato esattamente il giorno dopo l’inizio della prima stesura del testo, ed è stato più o meno completato alla fine. Il suo carattere estremamente schematico assume una grande importanza per l’analisi dell’opera finita. La funzione che evidentemente ebbe per l’autore fu quella di uno spazio dove fissare prima di tutto la struttura dell’opera che si stava accingendo a scrivere e in secondo luogo per organizzare tramite elenchi una serie di termini che sarebbero stati utilizzati. Molti sono i temi che via via prendono corpo nel taccuino dalle tipologie dell'angoscia, degli addii, a «segnali vari di burla e di tragedia, uno sconvolgente meccanismo di ipotesi mentali, cui si alternano colonne di parole che rappresentano pseudosinonimi, alla maniera delle colonne di verbi e sostantivi della Selva delle parole di Daniello Bartoli, autore amatissimo da Manganelli» (49).

      Dalla nostra prospettiva il quadernetto assume una straordinaria importanza per la presenza di grafici e schizzi inerenti al testo che sono da mettere in relazione con i disegni eseguiti tre anni più tardi da Gastone Novelli. Tre delle cinque pagine sono state già pubblicate nel 1992 (50), ma non sono ancora state analizzate alla luce delle analogie riscontrabili tra gli appunti dello scrittore e le opere del pittore. L’aspetto più significativo è probabilmente quella certa 'aria di famiglia' che salta subito agli occhi. È da verificare se, come è probabile, ci sia stato uno scambio di idee su come affrontare il difficile tema dell’illustrazione di un libro così complesso. Per effettuare un confronto è necessario partire dal fatto che nel 1960 l’opera di Novelli stava iniziando a muoversi da poco nei luoghi della scrittura, del gioco linguistico, delle griglie, degli schemi e delle serie di numeri e segni che poi diventeranno sua cifra di riconoscimento, ma che non presentava ancora segni vettoriali, formati da linee e freccette che entreranno solo successivamente nel suo vocabolario espressivo. Tenendo presente che molti simboli di questo tipo erano già stati utilizzati da alcuni artisti all’inizio del XX secolo - basti pensare ancora una volta a Klee -, entrano definitivamente nel vocabolario iconico di artisti della neoavanguardia (primo fra tutti Baruchello) solo agli inizi degli anni Sessanta e con un accento fortemente grafico. È dunque interessante notare che Manganelli li abbia adottati nei suoi quaderni di appunti cronologicamente prima dei suoi amici pittori. Con questa osservazione può sembrare azzardato affermare che Novelli possa aver assorbito tali segni dallo scrittore, ma è comunque significativa la condivisione che si viene a creare tra i due.

            Se, come probabile, Novelli fosse venuto a conoscenza degli appunti dell’amico, magari anche di altri, allora i grafici eseguiti dallo scrittore sembrano aver avuto un ruolo, quantomeno esplicativo di un metodo di approccio tra testo e immagini. Come si può vedere dal confronto tra i fogli del quadernetto e alcuni dei disegni di Novelli, qualche elemento ritorna. Nel foglio con il “grafico della discesa” (51) Manganelli traccia due linee che formano una specie di imbuto e una serie di frecce a lato.



Giorgio Manganelli, p. 7 del taccuino di appunti per Hilarotragoedia.
Courtesy Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia.


Tratti simili si ritrovano in uno dei disegni del pittore dove nella parte destra del foglio vediamo linee oblique e una freccia nella stessa direzione.



Disegno per Hilarotragoedia di Giorgio Manganelli, 1964
Collezione privata Milano.


Nella seconda pagina degli appunti scelta, lo scrittore inserisce una griglia, uno degli schemi più usati da Novelli nelle sue opere all'inizio degli anni Sessanta.



Giorgio Manganelli, p. 9 del taccuino di appunti per Hilarotragoedia.
Courtesy Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia.


La freccia verso il basso con la breve serie numerica di un altro foglio (52):



Giorgio Manganelli, p. 13 del taccuino di appunti per Hilarotragoedia.
Courtesy Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia.


 è da mettere a confronto con almeno due disegni eseguiti per Hilarotragoedia:



Disegno per Hilarotragoedia di Giorgio Manganelli, 1964
Collezione privata Milano.



Disegno per Hilarotragoedia di Giorgio Manganelli, 1964
Collezione privata Milano.


mentre le linee a spirale e spezzate con andamento 'discenditivo' in altre due pagine del taccuino di Manganelli (53):



Giorgio Manganelli, p. 11 del taccuino di appunti per Hilarotragoedia.
Courtesy Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia.



Giorgio Manganelli, p. 20 del taccuino di appunti per Hilarotragoedia.
Courtesy Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia.


 con un altro disegno di Novelli:



Disegno per Hilarotragoedia di Giorgio Manganelli, 1964
Collezione privata Milano.

          Se è pur vero che Novelli ha sempre dichiarato che per lui i testi letterari hanno avuto un ruolo di stimolo e che i suoi lavori non sono mai stati delle semplici ‘illustrazioni’ dei testi stessi, (il suo «rapporto con certi testi letterari è un rapporto di intervento» e dunque «non di rappresentazione di un testo in quanto affine (...), ma di utilizzazione» (54) nel caso di Hilarotragoedia la fusione tra scritto e immagine che la rappresenta assume il carattere di una totale osmosi e identificazione.

         Per Birolli Novelli ha in comune con Manganelli «il modo con cui riesce ad innescare la produzione del testo fuori del testo attraverso le forme del commento e della nota. Si può quindi capire perché Novelli esegua, nel '64, una ventina di disegni che illustrano l'Hilarotragoedia e riscriva figuralmente tutto il capitolo sui sobborghi dell'Ade. Manganelli lo attrae come tetro raccoglitore di cataloghi, glossatore di voci impantanate: un “re delle parole” che mette in scena la spettacolarità della scrittura e la fa danzare clownescamente sulla corda, in bilico nel vuoto» (55).

      Se da un lato poi Novelli si espresse con toni altamente lusinghieri rispetto alla scrittura di Manganelli, dall’altro per lo scrittore la soddisfazione di avere la propria opera così ben accompagnata, fu dichiarata nella presentazione dei disegni presso la galleria Il Segno di Roma nell’aprile ‘65. Il testo che all’epoca non ebbe una grande diffusione, ma che fu successivamente riprodotto e citato, contiene considerazioni sui disegni come necessario complemento del suo lavoro letterario. Leggiamo: «Eccoli: i tuoi cartelli sospingono il turista perplesso sulla propria destinazione verso una regione che veramente più di ogni altra lo attende. È un invito sapiente, di rari suoni essenziali, ben custoditi da cauti spazi bianchi. Ed ecco la bella e bizzarra fauna, gli orbetti, i vipistrelli, i rospi (di ruspa), le serpi amiche - ma quaggiù è tutto amico; e i vegetali falansteri, le tane fastose, e le nobili, anche se sommarie dimore. E brevi mappe fitte di frecce direzionali, di incredibile giovamento al candido curioso».

    Manganelli nota le “frecce direzionali”, le stesse che molto hanno a che fare con i grafici presenti nel suo quadernetto.



Note

46) I 23 disegni (uno è andato disperso) in collezione privata a Milano sono tutti pubblicati nel catalogo della mostra Histoire de l'oeil, Il viaggio in Grecia, Hilarotragoedia, Baldini e Castoldi, Milano, 1999 (quelli riprodotti in questa pagina in ordine di comparizione sono rispettivamente  a p. 111, 107, 116 e 104). I disegni sono stati esposti recentemente alla mostra Il disegno della scrittura: i libri di Gastone Novelli, a cura di M. Rinaldi, Museo del Novecento, Archivi del novecento, 29 marzo 2012-17 giugno 2012, Milano.

47) L. Marinangeli, Risonanze celesti. L’aiuto dell’astrologia nella cura della psiche, Marsilio, Venezia 2007, p. 234.

48) M. Bricchi, Manganelli e la menzogna. Notizie su Hilarotragoedia con testi inediti, Interlinea, Novara 2002.

49) M. Corti, Manganelli: incontri e corrispondenze, in Per Giorgio Manganelli, a cura di A.Stella, Guardamagna, Varzi-Pavia, 1992, p. 24.

50) A. Stella (a cura di), Per Giorgio Manganelli, Pavia 28 maggio 1992, Guardamagna, Varzi-Pavia, 1992.

51) Pubblicato in Stella 1992, cit., p. 43.

52) Le pagine delle figg. 24 e 25 sono inedite.

53) Le pagine delle figg. 26 e 27 sono state pubblicate in Stella 1992, cit., pp. 46 e 50. La fig. 27 anche in Bricchi 2002, cit., p. 26.

54) Dall’intervista a Crispolti (cfr. nota 12).

55) Birolli 1976, cit., p. 43.



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