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Piergiorgio Odifreddi
COM'ERA ORIGINALE LUCA CHITI
QUANDO "GIOCAVA" CON I VERSI DI DANTE





         Nel 1960 il matematico François Le Lionnais e il letterato Raymond Queneau fondarono a Parigi l'OuLiPo, Ouvroir de Littérature Potentielle, con l'obiettivo di costituire «un gruppo di topi in grado di costruire con le proprie mani le trappole matematiche da cui poi cercare di uscire in maniera letteraria». Al gruppo si unirono in seguito Georges Perec e Italo Calvino, che produssero le due opere oulipiane più significative e memorabili: La vita istruzioni per l'uso il primo, nel 1978, e Se una notte d'inverno un viaggiatore il secondo, nel 1979. Nel 1990 l'ingegner Lello Aragona e i francesisti Ruggero Campagnoli e Domenico d'Oria fondarono a Capri l'OpLePo, Opificio di letteratura potenziale, che costituisce la versione italiana dell'OpLePo. Il suo presidente è stato il poeta Edoardo Sanguineti, e il suo membro più noto Ermanno Cavazzoni, dal cui romanzo Il poema dei lunatici, del 1987, Fellini trasse il film La voce della Luna. Ma in questi giorni ricorre il decimo anniversario della morte di uno dei suoi membri più originali, il letterato Luca Chiti.

         Per ricordarlo, il modo migliore è forse rievocare il suo Centounesimo canto: un centone in cui Chiti riscrive un canto immaginario della Divina Commedia, usando 151 versi sparsi di quella reale, ricombinati in modo da mantenere la struttura delle rime dantesche, e da costituire la storia di un fittizio alchimista fiorentino di nome Gruccio de' Bardonecchi. Altre opere di Chiti, così come degli altri membri del gruppo, si possono trovare nella Biblioteca Oplepiana (Zanichelli, 2005), che dispiega una faccia poco conosciuta, ma molto originale e antiaccademica, del panorama letterario italiano.



Fonte: la Repubblica, domenica 21 luglio 2013, p. 41

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