pagina di Tèchne di Paolo Albani

Dino Baldi
L'ANATOMIA DEL CRANIO


Il brano che segue è l’unico frammento rimasto dei famosi “taccuini rossi” del Prof. August Härens, professore di Neurofisiologia a Berlino dal 1911 al 1931. I quaderni andarono distrutti durante i bombardamenti del 23 novembre 1943, che danneggiarono gravemente il quartiere di Tiergarten e rasero al suolo la casa della figlia di Härens; i pochi fogli che qui si pubblicano vennero ritrovati nel 1956 in una cassa con le carte e i libri recuperati tra le macerie.
Nei taccuini veniva sviluppata la controversa teoria dell’incompiutezza della razza umana, secondo la quale l’uomo è una creazione parziale lasciata a metà dal suo creatore. Privo di organi fondamentali dei quali si intuiscono gli abbozzi preparatori, e con molti organi inutili che col tempo si stanno adattando perniciosamente a svolgere le funzioni degli organi mancanti, l’essere umano avrebbe sviluppato secondo Härens una sua forma di vita precaria e del tutto impropria dal punto di vista biologico e psichico. Questo frammento è con ogni probabilità una bozza preparatoria per la nota conferenza sull’anatomia del cranio che si tenne al Circolo medico di Potsdam il 15 ottobre 1927.

Il cervello è un filo grigiastro lungo tra i quattro e i sette chilometri ed arroccato a formare una palla oblunga, come l’intestino che però è lungo solo duecento metri ed è piuttosto sciolto che arroccato: è questo il motivo per cui in esso non può crearsi la corrente magnetica costitutiva del cervello in quanto bobina, per quanto con le apparecchiature Steinz-Hopper si riesca a misurare nei soggetti normali circa un centesimo di tensione cerebrale, e fino ai tre quarti di corrente cerebrale media nei soggetti alienati. Già Anton Füssler nel 1873 elaborò le basi della teoria sulla dislocazione neuro-intestinale, frutto delle osservazioni sui pazienti del sanatorio di Lumpenloden e degli studi di Gaspare Pithou sui mistici africani.
Cito dalla relazione Füssler del 15 Marzo 1876:
«Si racconta di una tribù nomade del Congo che si ferma nuda in mezzo al deserto, e dalla vibrazione dei peli sul corpo pronostica la geografia dei luoghi intorno con una precisione quasi assoluta; si servono di questa capacità per individuare le oasi cui dirigersi oppure i villaggi o l’arrivo ed il numero dei nemici e degli amici. Essi ritengono che la sede dell’intelligenza e del sentimento non sia un organo particolare interno all’uomo: non il cuore, né il cervello, del quale anzi fanno scarso conto ritenendolo la causa della carie, della calvizie e della decomposizione del cadavere. Per costoro la terra con la sua erba, l’incresparsi dell’acqua e il sollevarsi della polvere sa tutto di tutti in ogni momento, e perciò quello che non muove l’aria quando passa non esiste e non può esistere. Il loro verbo per parlare vale il nostro tatuare, perché le parole di chi parla se le sentono impresse addosso come tatuaggi; non hanno scrittura, o più propriamente non riescono a concepirla, e la pena più grave presso di loro consiste nella rasatura del corpo».
Questo primo stadio dell’evoluzione neurologica corrisponde all’indistinzione tra sensazione ed elaborazione, il secondo stadio corrisponde alla distinzione collettiva, il terzo alla distinzione individuale, il quarto all’indistinzione tra elaborazione e sensazione, il quinto ed ultimo stadio corrisponde all’indistinzione mistica studiata da Pithou. Nel primo stadio il cervello è il mondo, nel secondo la comunità, nel terzo il cervello è nella testa dell’uomo, nel quarto il cervello è nello stomaco dell’uomo, nel quinto stadio il cervello è l’uomo, secondo Pithou, o più propriamente cessa di essere concepibile in quanto entità teoretica e tende all’atrofia in quanto organo fisico. Il processo è irreversibile, e va per razze. La razza europea caucasica si appresta a superare il terzo stadio, e si danno esempi del quinto, che testimoniano come il quarto sia ormai imminente e, con ogni probabilità, di durata molto più breve dei precedenti.
La signora Emilia Härens è morta due giorni orsono per consunzione. Dal 4 ottobre era legata al letto sotto stretta sorveglianza, perché non voleva più i suoi occhi. Nove mesi fa tentò di accecarsi sbattendo la testa contro la spalliera del letto, e ne ricavò una grave commozione cerebrale della quale fu ritenuto ingiustamente responsabile l’inserviente Kennewitz. Gli ultimi giorni guardava al soffitto, stringeva i denti e mugolava di sforzo, cercando di espellere i bulbi dalle orbite con la sola forza della volontà. Per scrupolo che potesse riuscire detti ordine di porle una fascia elastica attorno alla testa, e mi parve che da quel buio traesse sollievo. Mangiava ormai pochissimo e non parlava se non di rado, fioca e per lunghe vocali aperte variamente modulate. Dall’autopsia è risultato un sensibile ispessimento delle pareti del cranio nella zona frontale e parietale, un restringimento del foro occipitale, un principio di calcificazione del nervo ottico e formazioni cartilaginee avanzate nella zona orbitale. Il cervello, di un colore rosso bruno, risultava ridotto del venti per cento del peso e del quindici per cento nelle dimensioni, e mostrava un’avanzata sclerotizzazione dei lobi e dei ventricoli ed una forma peculiare di meningioma della dura madre.
Tutto ciò costringe naturalmente a riconsiderare il ruolo primario attribuito all’encefalo dalla fisiologia tradizionale, e dimostra che qualcosa di molto simile al pensiero può darsi anche in assenza dell’organo tradizionalmente preposto al pensare. Dimostra altresì che l’evoluzione neuro-fisiologica dell’uomo consiste in una progressiva e radicale rielaborazione e ricollocazione delle funzioni psichiche principali, singolarmente incoerente con la struttura biologica di base ed alla luce dei fatti indifferente alle funzioni vitali materiali, per le quali non si notano segni rilevanti di adattamento. Allo stato attuale delle nostre conoscenze, l’evoluzione biologica appare dunque molto più lenta dell’evoluzione neuro-psichica, il che ci porta a ritenere che il quinto stadio dell’evoluzione, osservato e descritto nella signora Härens, corrisponda allo stadio ultimo, e coincida verosimilmente con l’estinzione della razza.


Tèchne, 21, 2012, pp. 23-25.


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