pagina del sito della Nuova Tèchne di Paolo Albani

 ANTICIPAZIONI 
DEL NUMERO IN PREPARAZIONE

 
   

      
      Il prossimo numero (27) della rivista Nuova Tèchne è dedicato  al sogno.

    «Lo zio matto che si tiene chiuso in solaio quando vengono gli ospiti»: è questa una bellissima definizione del sogno che Giorgio Manganelli ci offre in uno scritto che già nel titolo stranisce e incuriosisce: Sogna più l’uomo o il coccodrillo (in Il vescovo e il ciarlatano. Inconscio, casi clinici, psicologia del profondo. Scritti 1969-1987, a cura di Emanuele Trevi, Quiritta, Roma, 2001, pp. 57-60).
    In questo testo Manganelli riporta alcune bizzarre e golose questioni avanzate in I Sogni (Bocca, Torino, 1899), un vecchio libro del neuropatologo Sante De Sanctis (1862-1935), elegante seguace dell'«apostolo» Lombroso. Nel libro «laico» di De Sanctis (uscito lo stesso anno in cui, in novembre e con la data 1900, esce il libro «profetico» di Freud L’interpretazione dei sogni) troviamo

ad esempio, [che] qualcuno si è occupato del problema «se i pesci sognino, e in qual modo», concludendo che i pesci fanno sogni scadenti; un altro ha accertato che i coccodrilli sognano, che mi pare equo; e qualcuno ha studiato la sensibilità meteorologica dei ragni, e le loro bizze psichiche. C'è un vago odore di un Bosch asettico, in questo libro in cui il sogno è visto come un misterioso, stravagante malumore del mondo; De Sanctis si pone problemi che a noi paiono strani: ad esempio, come mai persone dabbene facciano sogni «criminosi», nei quali picchiano, fornicano, dànno scandalo agli altri frequentatori del medesimo sogno. Esamina assassini e prostitute, tutti insieme, e conclude che sono sognatori «fiacchi», e che il giusto e l'assassino sognano allo stesso modo, cosa che gli sembra scandalosa e reazionaria.

    Materia stuzzicante, De Sanctis si è occupato anche dei sogni dei digiunatori di professione, quelli che hanno fatto del digiuno uno spettacolo da portare in giro nelle fiere e nei circhi.
    Il tema del sogno, un tema ultra-trattato e sviscerato fin dall’antichità, è perciò scivoloso, lo so bene (di recente Adelphi ha pubblicato il Libro dei sogni, un’ampia e suggestiva antologia approntata da Jorge Luis Borges). L’invito è a rivisitare questo «misterioso, stravagante malumore del mondo» con lo spirito manganelliano appunto, ovvero in modo beffardo e sorprendente (una bella sfida), ponendosi domande al limite del senso: nei sogni accadono le cose più illogiche e paradossali, convivono il tragico, il grottesco, l’assurdo. Per alcuni i sogni sono «bizzarrie ricavate da un folle sulla nera stoffa della notte».
    Tutti ‒ ci ricorda ancora Manganelli in quello scritto ‒ siamo coinvolti in una infinita rete, una mappa, un labirinto di sogni in cui si riflettono le nostre paure, desideri, passioni e frustrazioni; insomma nei sogni, in forme affascinanti, provocanti, a volte mostruose e quasi sempre criptiche, si agita il più vasto campionario delle emozioni, delle stranezze e delle contraddizioni umane.
    E qual è – tanto per aggiungere un’altra suggestione – «il colore dei sogni dimenticati nell'istante in cui appaiono», come si chiede Calvino in Se una notte d'inverno un viaggiatore?
    Detto questo, non dimentichiamo che il sogno rimane «l'oggetto sconosciuto che ci frequenta, l'ospite che ha da dirci qualcosa ma può dircelo solo in quella sua lingua nostra e ignota».

         
      


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